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Visualizzazione dei post da ottobre, 2026

Una cosa alla volta - Antica pratica ormai considerata sovversiva - II

  II. Una cosa alla volta. Ogni tanto. A questo punto sarebbe facile concludere che stavamo meglio prima. È una conclusione molto comoda, soprattutto perché il passato possiede l’enorme vantaggio di non poter replicare. Ma non è vero. Il multitasking ha anche migliorato molte parti della nostra vita. Possiamo ascoltare musica mentre svolgiamo un lavoro ripetitivo, seguire un podcast durante un viaggio, parlare con una persona lontana mentre prepariamo la cena. Possiamo sfruttare tempi che altrimenti sarebbero soltanto attese, alternare attività diverse, raccogliere informazioni mentre lavoriamo, passare rapidamente da uno strumento all’altro. In molti mestieri questa capacità non è nemmeno una scelta: è il modo in cui funziona ormai il lavoro. E non c’è niente di particolarmente nobile nel rimpiangere un passato nel quale, durante un viaggio di sei ore, l’unica forma di intrattenimento disponibile poteva essere il signore seduto di fronte che decideva di raccontarci la propria oper...

Una cosa alla volta - Antica pratica ormai considerata sovversiva - I

  I. L’arte di essere dappertutto C’è stato un tempo in cui si faceva una cosa alla volta. Non è necessario risalire al Medioevo, anche se ormai l’idea sembra appartenere più o meno alla stessa epoca delle candele, dei messaggeri a cavallo e delle lettere che impiegavano tre settimane per arrivare. Semplicemente, si mangiava mentre si mangiava, si camminava mentre si camminava e, quando qualcuno parlava, capitava persino di ascoltarlo senza controllare nel frattempo se fosse arrivato un messaggio. Non era necessariamente un mondo migliore. Era soltanto un mondo nel quale molte attività possedevano ancora il diritto di occupare da sole qualche minuto della nostra vita. Oggi questo privilegio è diventato raro. Mangiamo guardando una serie, camminiamo ascoltando un podcast, cuciniamo rispondendo ai messaggi, guardiamo la televisione tenendo il telefono a portata di mano e lavoriamo davanti a uno schermo sul quale convivono posta elettronica, documenti, notifiche, messaggistica e almen...

Scrivere con l’IA senza farsi scrivere dall’IA

C’è stato un tempo in cui lo scrittore fissava il foglio bianco per tre ore. Oggi può chiedere all’intelligenza artificiale cinquanta incipit in dodici secondi e trascorrere le successive tre ore a decidere che non gliene piace nessuno. Il progresso esiste. L’intelligenza artificiale è ormai entrata anche nella scrittura. Corregge, suggerisce, riassume, traduce, cerca alternative, propone strutture, cambia registri, inventa titoli. Se glielo chiediamo con sufficiente convinzione può probabilmente trasformare la lista della spesa in un racconto nello stile di Dostoevskij, anche se resta da capire perché qualcuno dovrebbe voler leggere Delitto e detersivo . La domanda, quindi, non è più se utilizzare l’IA per scrivere. È come utilizzarla senza smettere di scrivere. Tra usare uno strumento e delegargli il proprio lavoro esiste una differenza sostanziale. Il correttore ortografico non ci ha impedito di imparare l’italiano, almeno non sempre. Il dizionario non ha scritto romanzi al posto no...