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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

Quando le parole si ritirano

Mi capita sempre più spesso di avere l'impressione che le conversazioni stiano diventando più veloci e, nello stesso tempo, più povere. Non necessariamente meno intelligenti: soltanto più scarne. Le persone parlano molto, scrivono tanto, ma sembrano usare un numero sempre più   limitato di parole — alcune vengono ripetute fino a consumarsi mentre altre, semplicemente, spariscono.   Quando una parola scompare, raramente ce ne accorgiamo. È un cambiamento silenzioso e per questo è difficile misurarne gli effetti. La lingua cambia costantemente, da sempre, in modo naturale, con l’evolversi della società. Sarebbe assurdo pretendere che restasse immobile, nonché il motivo della morte della lingua stessa. Ogni generazione inventa espressioni nuove, ne abbandona altre, prende in prestito vocaboli da altre lingue. È successo in ogni epoca e continuerà a succedere. Quello che mi colpisce non è, dunque, il cambiamento. È la semplificazione. Basta ascoltare una conversazione qualsiasi, legg...

Due spicci di memoria

Ho visto Due Spicci , la nuova serie di ZeroCalcare.   Nonostante una notevole (ahimè) differenza d’età, ho sentito Michele — la persona — molto vicino per sensibilità e per modo di guardare il mondo; più del personaggio — ZeroCalcare —, che pure sembra coincidere con lui…   In fondo, credo non sia esattamente così. Zero racconta ciò che Michele vede del mondo, ma lo fa mettendo al sicuro Michele dagli eccessi narrativi e, nello stesso tempo, lasciandolo libero di muoversi intorno agli spazi biografici suoi e dei suoi personaggi.   Più che veri, verosimili.   Più che autobiografia, una forma di sincerità filtrata dal racconto. Ma sto divagando. Alcune sue affermazioni mi hanno spinto a buttare giù queste righe. Quello che Michele racconta della fine dei vent’anni l’ho vissuto anch’io: la scomparsa del proprio mondo, dei riferimenti, di quella geografia emotiva che fino a quel momento sembrava immutabile. Dopo sono arrivati i trent’anni e, in modi diversi, hanno conti...

NON SPARATE SUL PIANISTA

Artisti, intellettuali nel mondo d’oggi e di domani Per tanto tempo, troppo tempo, abbiamo concesso agli artisti un particolare privilegio: l’ambiguità . Era quasi un patto implicito. Chiedevamo loro bellezza, intuizione, profondità, qualche illuminazione sul dolore umano e, magari, una frase o due capaci di restarci addosso nei giorni difficili, a cui ripensare nei momenti di introspezione. In cambio, concedevamo una certa elasticità morale. L’artista poteva essere contraddittorio, talvolta sgradevole, perfino incoerente. “È un artista”, ci dicevamo, come se il talento funzionasse da franchigia etica. Agli intellettuali abbiamo riservato qualcosa di simile: il diritto al dubbio, alla posizione sfumata, alla complessità. E forse, in tempi normali — ammesso che siano mai esistiti, dei tempi normali — era perfino giusto così. La cultura, dopotutto, vive di sfumature; la letteratura diffida delle verità troppo ordinate. Il pensiero autentico raramente ama gli slogan. Ci sono però epoche c...