Piccola difesa delle strade sbagliate C’è stato un tempo in cui ci si perdeva. Non metaforicamente: ci si perdeva proprio. Uscivi dalla stazione di una città che non conoscevi, aprivi una cartina grande più o meno quanto un lenzuolo matrimoniale e cercavi di capire dove fossi. La cartina aveva una caratteristica interessante: per consultarla dovevi prima riuscire ad aprirla e, soprattutto, dopo, a richiuderla. Non sempre le due operazioni avvenivano nello stesso giorno. Poi sceglievi una strada. Naturalmente era quella sbagliata. Dopo venti minuti incontravi qualcuno e chiedevi: «Scusi, per Piazza Garibaldi?». La persona assumeva immediatamente l’espressione di chi aveva aspettato tutta la vita quella domanda. «Facile. Sempre dritto. Al secondo semaforo gira a destra, poi trova una farmacia, però non quella nuova, quella vecchia che adesso è un negozio di telefonia. Lì prende la strada a sinistra, arriva dove una volta c’era il cinema e chiede.» Chiedi. Era la parte fondamentale delle ...