Mi capita sempre più spesso di avere l'impressione che le conversazioni stiano diventando più veloci e, nello stesso tempo, più povere. Non necessariamente meno intelligenti: soltanto più scarne. Le persone parlano molto, scrivono tanto, ma sembrano usare un numero sempre più limitato di parole — alcune vengono ripetute fino a consumarsi mentre altre, semplicemente, spariscono. Quando una parola scompare, raramente ce ne accorgiamo. È un cambiamento silenzioso e per questo è difficile misurarne gli effetti. La lingua cambia costantemente, da sempre, in modo naturale, con l’evolversi della società. Sarebbe assurdo pretendere che restasse immobile, nonché il motivo della morte della lingua stessa. Ogni generazione inventa espressioni nuove, ne abbandona altre, prende in prestito vocaboli da altre lingue. È successo in ogni epoca e continuerà a succedere. Quello che mi colpisce non è, dunque, il cambiamento. È la semplificazione. Basta ascoltare una conversazione qualsiasi, legg...
Ho visto Due Spicci , la nuova serie di ZeroCalcare. Nonostante una notevole (ahimè) differenza d’età, ho sentito Michele — la persona — molto vicino per sensibilità e per modo di guardare il mondo; più del personaggio — ZeroCalcare —, che pure sembra coincidere con lui… In fondo, credo non sia esattamente così. Zero racconta ciò che Michele vede del mondo, ma lo fa mettendo al sicuro Michele dagli eccessi narrativi e, nello stesso tempo, lasciandolo libero di muoversi intorno agli spazi biografici suoi e dei suoi personaggi. Più che veri, verosimili. Più che autobiografia, una forma di sincerità filtrata dal racconto. Ma sto divagando. Alcune sue affermazioni mi hanno spinto a buttare giù queste righe. Quello che Michele racconta della fine dei vent’anni l’ho vissuto anch’io: la scomparsa del proprio mondo, dei riferimenti, di quella geografia emotiva che fino a quel momento sembrava immutabile. Dopo sono arrivati i trent’anni e, in modi diversi, hanno conti...