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E QUANDO ABBIAMO CONSEGNATO LE CHIAVI? - LA FABBRICA DEL CONSENSO (Seconda Parte)

LA FABBRICA DEL CONSENSO

Dalla televisione che abbronza alla guerra dell’attenzione (Seconda Parte)



La società della prestazione non è nata per caso. Dietro l’illusione della libertà individuale si nasconde una trasformazione culturale lunga decenni che ha cambiato il nostro rapporto con il lavoro, il denaro, la conoscenza e perfino con gli altri esseri umani.

Il problema non è che siamo diventati schiavi — gli schiavi, almeno, sapevano di esserlo.

Noi ci definiamo liberi mentre passiamo le giornate a rincorrere obiettivi che non abbiamo scelto, desideri che qualcuno ha progettato per noi, bisogni che spesso coincidono con ciò che conviene a qualcun altro.

La domanda allora non è chi ci controlla. La domanda è: quando abbiamo smesso di accorgercene?

Quando abbiamo accettato che il valore di una persona si misurasse in produttività?
Quando abbiamo deciso che il tempo fosse una risorsa da sfruttare invece che un luogo da abitare?
Quando abbiamo iniziato a considerare la lentezza un difetto, il dubbio una debolezza, la cultura un lusso e la comunità un ostacolo all’efficienza?

Probabilmente non esiste un momento preciso. Probabilmente è successo poco alla volta. 

Un clic dopo l’altro. 

Una rinuncia dopo l’altra.

Una distrazione dopo l’altra. 

Fino al punto in cui abbiamo smesso di costruire piazze e abbiamo iniziato a costruire profili. 

Eppure ogni epoca lascia aperta una porta… la nostra, forse, è ancora quella delle relazioni umane. Parlarsi senza uno scopo, leggere senza dover dimostrare qualcosa, creare senza dover vendere, stare insieme senza trasformare ogni incontro in un’opportunità. Sono gesti piccoli, perfino inutili, secondo la logica del mercato, ed è proprio per questo che potrebbero essere rivoluzionari: perché il contrario della prigione non è il successo ma la libertà.

Ci hanno convinto che dovevamo diventare straordinari. Forse basterebbe tornare a essere umani. Meno performanti, meno misurabili e, soprattutto, meno soli.

Perché una società che produce miliardari ma non comunità, informazioni ma non conoscenza, connessioni ma non relazioni, non è necessariamente una società evoluta, al contrario è soltanto una società che ha imparato a correre molto veloce.

Senza chiedersi più verso dove.

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